Una storia sull’intelligenza artificiale e la paura del futuro.
Quando nel 2022 è arrivato ChatGPT, e poi tutti gli altri, abbiamo vissuto un cambiamento rapido e profondo. Da allora, osservando l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, ho iniziato a pormi molte domande.
Mi sono reso conto di assistere a un cambiamento epocale: improvvisamente la tecnologia non era più un semplice strumento, ma un interlocutore, capace di generare idee, scrivere testi e perfino dialogare.
Una novità affascinante, ma anche disorientante. All’inizio è stato tutto entusiasmante, pieno di possibilità. Passata la sbornia iniziale, è arrivata la consapevolezza: questa stessa innovazione dalle infinite potenzialità, poteva anche travolgere interi settori lavorativi.
L’IA non si limitava più ad assisterci, ma imparava, si adattava, migliorava continuamente, fino a diventare in grado di fare cose considerate esclusivamente umane. Fino ad essere in grado, alla fine, di “prendere il nostro posto”.
Da queste riflessioni è nata AIDEN, la graphic novel su cui sto lavorando. Ho immaginato un futuro in cui robot umanoidi convivono con gli esseri umani e svolgono i lavori più faticosi e ripetitivi. Sono perfettamente integrati nella società, e anche loro vivono con la stessa paura che oggi proviamo noi: la paura di essere superati. Ogni nuova generazione di macchine, più evoluta e performante, rende obsolete le precedenti, anche se funzionano perfettamente. E anche le macchine si sentono minacciate dal progresso. In una catena infinita di sostituzioni, che crea un diffuso senso di precarietà.
AIDEN nasce da questa sensazione di attrazione ma anche di vulnerabilità, dallo sguardo sospeso tra entusiasmo e timore verso ciò che sta arrivando. È un modo di raccontare questa epoca di trasformazione, dando una forma visiva e narrativa a domande che, credo, molti di noi oggi si pongono.


