Negli ultimi 30 anni …
La Scuola del Fumetto, un mondo nuovo
Alla Scuola del Fumetto di Milano, a metà degli anni ’90, si respira un’aria di possibilità che il liceo (con i suoi programmi rigidi e le sue materie standardizzate) non ha mai lasciato immaginare. Ci si ritrova catapultati in un luogo vivo, caotico nel senso migliore del termine, dove l’energia creativa è la regola, non l’eccezione.
La cosa più sorprendente è scoprire i propri professori: quegli stessi autori ammirati sulle pagine dei fumetti sono lì, in carne e ossa, a spiegarti anatomia, prospettiva, sceneggiatura, tecnica del colore. Non sono miti irraggiungibili, sono persone che ti correggono il tratto e ti mostrano come guardare il mondo prima ancora di imparare a disegnarlo. Tra tutti, porto un ricordo affettuoso e profondo di Carlo Ambrosini, recentemente scomparso troppo presto. Un autore immenso, elegante, capace di unire sensibilità artistica e rigore narrativo in un equilibrio raro. Averlo come insegnante è stato un privilegio silenzioso: non spiegava solo come si costruisce una storia a fumetti, ma come si impara a vedere.
Gli anni ’90, carta, china e mani sporche
Negli anni ’90, fare l’illustratore o il disegnatore è un mestiere fisicamente diverso da quello di oggi. Tutto passa per le mani: fogli sporchi di grafite, dita macchiate di china, tavoli luminosi accesi per ore, e un ritmo più lento, più artigianale, quasi meditativo.
Il processo inizia con un foglio, una matita ben temperata e una gomma che lascia briciole ovunque. Per l’inchiostrazione si usano pennelli intinti nella china nera, ma io non ho mai amato quella tecnica: troppo imprevedibile per il mio tratto. Preferivo i pennarellini tecnici di vari spessori, che garantivano precisione e controllo. Per il colore, invece, si attinge a un arsenale oggi quasi dimenticato: Ecoline, Pantoni, acquerelli, tempere. E poi c’è l’aerografo, molto in voga allora, ideale per sfumature morbide e uniformi. L’ho usato anche per illustrazioni su caschi e serbatoi di moto, in un periodo in cui quell’estetica è particolarmente richiesta.
Il tavolo luminoso, il nostro Photoshop
Il tavolo luminoso è lo strumento tuttofare: una scatola con piano in vetro retroilluminato, usata per ricalcare schizzi senza toccare il foglio definitivo, correggere proporzioni, sovrapporre fogli di carta da lucido per spostare elementi o creare “livelli” analogici, molto prima che Photoshop li inventi con un clic. D’inverno ha anche un bonus inaspettato: la lampada interna scalda il vetro, e appoggiarvi le braccia nelle giornate fredde è un piccolo lusso artigiano.
Attorno al tavolo non mancano righelli, squadre di ogni tipo, compassi, cerchiografi ed ellissografi. E poi lo sbianchetto: compagno inseparabile, perfetto per correggere errori, coprire sbavature o ridisegnare tratti sbagliati. Utilissimo, anche se una volta asciutto lascia sempre quell’alone lucido che tradisce la correzione a chiunque guardi da vicino. Ma fa parte del gioco, del fascino imperfetto del processo analogico.
Il passaggio al digitale, una rivoluzione lenta
Nessuno ci dice: “Da oggi si disegna così”. Il passaggio al digitale è silenzioso, quasi furtivo, eppure in pochi anni trasforma completamente il mestiere.
La prima volta che sento parlare di una tavoletta grafica è a metà degli anni ’90, leggendo per caso un articolo su una rivista di informatica. Cita una marca allora sconosciuta: Wacom. Quelle poche righe mi incuriosiscono abbastanza da spingermi, mesi dopo, alla SMAU di Milano (all’epoca la fiera tech più importante d’Italia) con un obiettivo solo: trovarla e provarla. Ricordo ancora quando appoggio la penna ottica sulla superficie della tavoletta e il tratto appare sullo schermo con una naturalezza quasi fastidiosa, perché significa che tutto sta per cambiare.
Poco dopo arriva lo scanner, avveniristico per i tempi, che permette di fare ciò che sembra impensabile: trasferire i disegni su carta direttamente nel computer. Da lì il processo creativo si
sdoppia: si disegna ancora su carta, ma poi si colora in digitale, sperimentando pennelli, livelli, maschere e sfumature in Photoshop. Analogico e digitale convivono, si alimentano a vicenda.
Anni 2000, Internet, le email e altre svolte
Con Internet e le email, il rapporto con gli editori cambia di colpo. Fino a poco prima, consegnare un lavoro significa presentarsi di persona o spedire fisicamente le tavole. Nei primi anni 2000, basta un allegato. Le distanze si accorciano, i tempi si comprimono, e il mestiere diventa più veloce, fluido, connesso. Stiamo entrando in un’altra era senza quasi rendercene conto.
L’arrivo dei notebook porta un’ulteriore liberazione. Non è più necessario restare incatenati a un computer fisso, rumoroso, che occupa mezza scrivania: con un portatile e una tavoletta grafica si può lavorare ovunque, in viaggio, in vacanza, in un bar. Il lavoro dell’illustratore diventa finalmente mobile. Non cambiano solo gli strumenti, ma il modo stesso di abitare la professione.
La tavoletta grafica mette lo schermo
Intorno al 2010 arrivano le prime tavolette con schermo integrato. Costose (la Wacom Cintiq, modello di riferimento, è proibitiva) ma rivelatrici. Per la prima volta si può disegnare direttamente sul display, vedendo il segno apparire sotto la punta della penna esattamente come su carta. Quando vengo a sapere che un’agenzia pubblicitaria ne vende una usata, non ci penso due volte: è un investimento importante, ma finalmente alla mia portata. La prima sessione di lavoro è una di quelle rare volte in cui ci si rende conto, sul momento, che qualcosa è cambiato per sempre.
Apple iPad, Microsoft Surface ed altre amenità
Nel 2010 Steve Jobs presenta il primo iPad. La mia reazione è scettica: uno smartphone gigante, utile per navigare o guardare video, niente di più. Tutto cambia nel 2015 con l’iPad Pro e l’Apple Pencil: per la prima volta si può disegnare su un tablet in mobilità totale, senza computer, su un dispositivo sottile come un quaderno. Per molti illustratori, soprattutto i più giovani cresciuti già in digitale, diventa lo strumento principale.
Personalmente, dopo anni di lavoro su software professionali da desktop, ho sempre trovato l’iPad limitante: gestione dei file rigida, programmi fondamentali assenti, multitasking elementare. Un tablet potente, certo, ma pur sempre un tablet.
La svolta per me arriva con il Microsoft Surface, in particolare nel modello con processore Snapdragon. È un vero notebook con l’anima di un tablet: leggero, sottile, ma con la piena libertà operativa a cui sono sempre stato abituato, con gestione di file, archivi, programmi e passaggi tra app senza vincoli. E il disegno è sorprendentemente fluido: la Surface Slim Pen 2, con il suo lieve feedback tattile che ricorda la grana della carta, restituisce sensazioni più vicine all’analogico di quanto mi aspettassi, in certi momenti persino più convincenti dell’esperienza con l’Apple Pencil.
In trent’anni gli strumenti sono cambiati radicalmente, i tempi di produzione si sono compressi, le opportunità si sono moltiplicate. Ma la sostanza è rimasta intatta: alla base di tutto c’è ancora la stessa combinazione di mano, occhio e sensibilità. La capacità di osservare, interpretare, dare forma a un’idea, che si disegni su carta, su una tavoletta o su uno schermo.
L’intelligenza artificiale e l’impatto sul lavoro (anche il mio)
Ora siamo all’inizio di un’altra trasformazione, più radicale di tutte le precedenti: l’intelligenza artificiale. Genera immagini, personaggi, storyboard, imita e reinventa stili visivi con risultati che fino a poco tempo fa avrebbero richiesto anni di formazione. È qui la differenza con tutti gli strumenti del passato: dalla matita all’iPad, ogni novità ha ampliato le possibilità dei professionisti. L’AI le mette in discussione, perché chiunque, anche senza alcuna competenza artistica, può ottenere risultati visivamente efficaci. Il rischio è concreto: svalutare le competenze, saturare il mercato, scoraggiare le nuove generazioni dall’investire anni nello studio del disegno come forma di pensiero.
La domanda più difficile non riguarda (solo) chi lavora oggi, ma chi verrà dopo: se il disegno perde valore come abilità, chi avrà ancora ragione di imparare a osservare e interpretare il mondo attraverso un segno?
Dove porterà questa tecnologia, se diventerà alleata o sostituta, è ancora da scrivere. Quello che per me rimane fermo è più semplice: continuerò a disegnare con la stessa curiosità di sempre, esplorando ciò che arriva senza rinunciare a ciò che rende questo lavoro, ancora, irriducibilmente umano.
Dopo questo viaggio tra gli strumenti che ho usato negli anni, ho fatto anche una lista sintetica di materiali, sia analogici che digitali, che per me sono davvero utili per disegnare. È una selezione basata sulla mia esperienza diretta, pensata come riferimento rapido per chiunque, dall’appassionato al professionista. Alcuni link sono affiliati: il prezzo per chi acquista non cambia, ma usarli aiuta a sostenere il mio lavoro.
STRUMETI ANALOGICI
Blocchi da disegno
Fabriano resta un classico intramontabile, ma Canson è un’ottima alternativa economica e Strathmore offre una qualità più “americana”, molto amata dagli illustratori.
Fabriano F4, Album da Disegno, Formato 33 x 48 cm FOGLI LISCI Un grande classico: carta liscia di qualità, perfetta per linee pulite e lavori di precisione.
Fabriano F4, Album da Disegno, Formato 33 x 48 cm, FOGLI RUVIDI Ideali per chi, come me, ama un tratto più materico: ottimi per matite morbide e tecniche espressive.
Canson Graduate Manga Blocco Collato A3 FOGLI LISCI Carta ideale per matite e fineliner: ottima per studi rapidi e disegno in stile manga.
Matite e strumenti di tracciamento
Le Staedtler sono più dure e precise, le Faber‑Castell più vellutate; entrambe ottime se vuoi un salto di qualità.
Set Matite da Disegno Staedtler Mars Lumograph Set completo di matite con molte gradazioni.
Faber-Castell Pitt Monochrome & 9000 Set completo e di alta qualità, con mine opache e resistenti: ottimo per disegno tecnico e artistico.
Cerchiometro – 2 pezzi Strumento indispensabile per cerchi perfetti e costruzioni geometriche rapide.
Righelli curvilinei – 3 pezzi Ottimi per curve morbide, moda, character design e linee organiche. Per me che amo il tratto a china pulito e preciso, i curvilinee sono indispensabili: li uso per ripassare a china personaggi e oggetti con linee arrotondate, uniformi e super controllate.
Kit ellissografi – 2 pezzi Perfetti per ellissi precise: utilissimi anche per i baloon nei fumetti, product design e sketch tecnici.
Pennarellini
I Sakura e i Faber-Castell restano i miei preferiti, ma gli Staedtler sono più resistenti e i Pitt hanno un nero più profondo.
Staedtler Pigment Liner Fineliner affidabili e resistenti, con tratto pulito e inchiostro che asciuga rapidamente.
Fineliner Sakura Un riferimento assoluto: inchiostro resistente, tratto pulito, perfetti per lineart professionale.
Faber‑Castell Pitt Artist Pen Pennarelli affidabili per linee stabili e inchiostrazione professionale.
Ecoline Brush Pen Colori vibranti e acquerellabili: ideali per schizzi rapidi, lettering e illustrazioni espressive.
Tombow Dual Brush Doppia punta con brush flessibile e fineliner, inchiostro a base d’acqua miscelabile.
Kuretake Zig Clean Color Brillanti e super reattivi all’acqua: perfetti per chi vuole effetti morbidi, sfumature delicate e un controllo da vero brush pen, anche da principiante.
Marker
I Copic sono il top assoluto, gli Ohuhu sono la sorpresa: qualità altissima a prezzo contenuto.
Promarker Winsor & Newton Marker alcolici di qualità: sfumature morbide e resa professionale, ottimi per concept art.
Copic marker Un kit perfetto per iniziare con i Copic: colori brillanti, e qualità professionale in un set compatto pensato per manga e illustrazione.
Ohuhu Pennarelli ad Alcool 48 Colori Set ricchissimo: un’alternativa super valida ai marker professionali, perfetta per illustratori e creativi di ogni livello.
Tavoli luminosi
leggerissimi e perfetti anche da portare in giro.
Tavolo luminoso formato A4 Molto compatto e anche comodo da portare in giro, magari nello zaino, ma secondo me fin troppo piccolo: il formato A3 è decisamente più utile, perché molto più versatile.
Tavolo luminoso formato A3 Più ampio e comodo per tavole grandi: ideale per illustratori e fumettisti.
HUION Tavolo luminoso A3 Un’altra marca sempre in formato A3, perfetto per qualsiasi tipo di lavoro.
STRUMETI DIGITALI
Per mia epserienza, le tavolette grafiche Wacom restano ancora le più affidabili. Hanno una reputazione consolidata per resistere anni di utilizzo intenso senza perdere precisione. La risposta della penna, in termini di pressione, inclinazione e fluidità, è ancora tra le più naturali sul mercato. Inoltre, Wacom lavora da decenni su driver professionali, stabili e compatibili con praticamente ogni software creativo.
Wacom Intuos Pro Una garanzia: la tavoletta grafica professionale senza schermo, perfetta per ogni professionista.
Wacom Cintiq 16 Il modello pen display con il miglior compromesso qualità/prezzo per disegnare direttamente sullo schermo.
Wacom Cintiq Pro 24 Livello top: grande superficie di 24 pollici, colori impeccabili, esperienza da studio professionale.
Wacom MovinkPad 11 Non l’ho provata direttamente, ma diversi colleghi professionisti ne parlano molto bene. Non è una semplice tavoletta grafica: è un dispositivo autonomo pensato per disegnare senza PC, con un display da 11,45″. In pratica è una sorta di iPad, ma con sistema operativo Android e la penna Wacom Pro Pen 3, che garantisce un’esperienza di disegno professionale.
iPad e accessori
Apple iPad Pro display da 13 pollici Il massimo della qualità per il digital painting su un tablet: display incredibile e prestazioni da studio ma costo molto elevato.
Apple iPad display 11 pollici È il modello “base” degli iPad, ma resta comunque molto valido anche per illustratori professionisti. L’ho utilizzato per mesi e si è rivelato affidabile, fluido e perfettamente adatto anche a lavori di livello professionale.
Apple Pencil Pro Precisione assoluta, gesture avanzate. Personalmente, però, la trovo utile soprattutto per chi fa lavori di calligrafia,: in questi ambiti le nuove gesture e la rotazione della penna fanno la differenza. Per un uso più illustrativo “classico”, invece, il salto rispetto ai modelli precedenti è meno determinante.
Apple Pencil (versione standard) Meno avanzata della Pro, ma comunque perfetta per disegno, studio e illustrazione.
Microsoft Surface e accessori
Il Surface resta il più equilibrato per disegno e produttività
Microsoft Surface Pro | Copilot+ PC con schermo da 12 pollici Un vero computer portatile completo, ma con la stessa versatilità nel disegno di un iPad Pro. Una scelta ideale per chi vuole un unico dispositivo capace di unire lavoro e creatività.
Tastiera per Surface Pro 12 Accessorio essenziale se non indispensabie per trasformare il Surface in un laptop completo.
Microsoft Surface Slim Pen 2 Indispensabile per illustrare, con vibrazione aptica e grande precisione.
Microsoft Surface Pro | Copilot+ PC con schermo da 13 pollici Per me è il dispositivo più versatile in assoluto: un computer completo, ma con una capacità di disegno paragonabile a quella di un iPad Pro. La versione da 13” offre uno schermo più ampio e un processore più potente, ideale per lavorare con fluidità anche su file molto pesanti. È luminoso, reattivo e sorprendentemente portatile.
Tastiera Surface Pro 13” con Slim Pen Il kit ideale per chi vuole usare il Surface come un vero notebook e, allo stesso tempo, disegnare con la stessa naturalezza di un iPad Pro.







